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Abbati Giuseppe |
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Biografia:
Dopo aver appreso i rudimenti dell'arte dal padre, Vincenzo, pittore di qualche merito, ebbe maestri a Venezia, all'Accademia di Belle Arti, il Grigoletti e il Bagnara; nel 1852 ritornò a Napoli per eseguire lavori di decorazione. Nel '60 si stabilì a Firenze. Qui, del gruppo dei Macchiaioli, si dedicò prevalentemente al paesaggio con profonda e personale adesione. Suoi amici furono Lega, Borrani, Sernesi e Diego Martelli, il critico sostenitore intelligente del -gruppo-. Anima tormentata, amò gli accordi sottili, le penombre silenziose alternate alle luci violente, vigile, però, a quanto gli accadeva intorno, e non soltanto nel campo dell'arte (fu con Garibaldi nel '60; e nel '66 perdette un occhio in uno scontro). Morì, idrofobo, a soli 32 anni, tre mesi dopo essere stato morso dal suo cane mentre era ospite di Martelli a Castiglioncello. -In Abbati la fissazione della luce nella macchia è molto accentuata; ma per questo mezzo, nei momenti più felici, egli riesce a rendere l'impressione di una grave stasi, pacata e lenta; e nello stesso tempo — giacchè i suoi colori sono belli anche qualitativamente — a raggiungere un equilibrio prezioso e decorativo- (Brizio). |
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Bibliografia:
E. Somaré, op. cit. 1928, II, pp. 116-119; E. Cecchi, in -Encicl. Treccani-, I (1929), p. 21 (con bibl.); A. M. Brizio, op. cit. 1944, p. 246; R. Baldaccini, -G. Abbati-, Firenze 1947; U. Galetti-E. Camesasca, op. cit. 1951, pp. 3-4 (con bibl.); D. Martelli, op. cit. 1952, pp. 215-225 (lo scritto risale al 1870 c.); A. M. Comanducci, op. cit. 1962, p. 2; voce in -Dizion. Encicl. Bolaffi-, Torino, 1978, I, pp. 8-9 (con bibl.); P. Dini, -Giuseppe Abbati - L'opera completa-, Torino 1987; P. Stivani, in -Il secondo '800 italiano-, Milano 1988, pp. 305-306. |
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