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Alciati Ambrogio |
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Biografia:
Dopo aver frequentato l'Istituto di Belle Arti di Vercelli, fu allievo di Cesare Tallone e di Vespasiano Bignami a Brera. Qui poi, titolare della cattedra di figura, ebbe modo di educare all'arte numerosi giovani, che lo ammirarono per il talento e le rare doti morali. Fu ritrattista abilissimo (esordì con un -Ritratto della madre- alla Permanente del 1905). Espose in quasi tutte le Biennali di Venezia dal 1910 alla morte. Nei dipinti giovanili ama immergere le sue figure ia una atmosfera fumosa (Carrière, Cremona) che rende romanticamente suggestive le forme, fragili ed evanescenti. Poi la composizione si fa più serrata; il gioco cromatico, prima sommesso, diventa più vigoroso. Mai però rinuncia a fasciare di mistero le sue creature. -Pittura limpida e profonda, atta a cogliere gli aspetti delle persone e delle cose con felice rapidità- (Galetti-Camesasca). Negli ultimi anni si dedicò anche alla natura morta e al paesaggio, rivelando anche in questi generi qualità veramente notevoli. |
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Bibliografia:
G. Nicodemi, -A. Alciati-, Bergamo 1945 (con ampia bibl. e catalogo delle opere); U. Galetti-E. Camesasca, op. cit. (1951), pp. 28-29; A. M. Comanducci, op. cit. (1962), p. 23. |
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