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Armodio (Schenardi Vilmore) |
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Biografia:
Allievo di Umberto Concerti all'Istituto Gazzola di Piacenza, dopo un'esperienza interessante che prendeva spunto da relitti di naufragi (1956), dipinti ad olio nel gusto dell'antico, si interessò del vero nell'ottica dell'ironia e della favola, con risultati di grande rilievo e straordinaria ampiezza di riconoscimenti. Importante fu, per questa svolta, l'incontro con Gustavo Foppiani, mediato da Luciano Spazzali. Nacque così la «scuola di Piacenza», che nella stamperia dell' «elefante rosso» coagulò
l' interesse per l'incisione (fu con loro, quasi fin dall'inizio, Carlo Bertè).
Abbandonata la pittura ad olio Armodio trovò nella tempera, trattata con particolari accorgimenti, il più congeniale dei mezzi espressivi. Dopo aver lavorato per la Galleria dell'Obelisco, a Roma (1964-1967) si recò a Londra con Bertè e vi rimase sei mesi, prendendo contatto con una cultura figurativa diversa dalla quale trasse stimoli utili e una fiducia in sè che lo indusse alla mostra di New York (1969) che lo fece conoscere in campo internazionale. |
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Bibliografia:
Bibl. F. Arisi, Armodio, Piacenza, Rexona 1963; F. Solmi, Armodio, Piacenza 1972; P. Waldberg, Armodio, Parma, Galleria della Rocchetta 1972; G. P. Dossena, Armodio, dall'uno al dodici, Parma 1980; R. Pasini, Armodio, Bologna, Galleria Forni 1981; S. Rey, Armodio, Bruxelles 1983 (si veda anche «Omni», nov. 1982, pp. 48-53); M. Fagiolo dell'Arco, Armodio, Nature morte, Bruxelles 1985. |
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