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Avondo Vittorio |
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Biografia:
Dopo aver studiato all'Accad. di Belle Arti di Pisa, si trasferì a Ginevra, alla scuola del Calame. A Ginevra conobbe anche il Fontanesi, che però non aveva ancora -trovato- la sua tipica forma eletta di interpretazione del vero. Fu la mostra dei pittori di Fontainebleau tenutasi a Parigi nel '55 che gli aprì gli occhi; ma le opere eseguite subito dopo, con la nuova forma mentis, furono rif?utate dalla Promotrice di Torino. Trasferitosi a Roma, riuscì a farsi un certo nome; ma per il fatto che non dipingeva per vivere ed era spesso distolto dall'arte da altri interessi (restaurò con il D'Andrade il castello d'Issogne, che poi donò allo Stato; nel '65 riordinò il Musco del Bargello, a Firenze; dal 1891 al 1910 diresse il Museo Civico di Torino), fu sempre considerato poco più che un dilettante di gusto (fu anche incisore all'acquaforte). In realtà è ben altro che un -dilettante-. La sua è una pittura -di schietta indole impressionistica, viva per quel gusto del colore che fu il solo a dare buoni risultati nelle arti figurative del sec. XIX- (Galetti-Camesasca). Il Thovez lo definì felicemente il Daubigny italiano per la sua capacità di rendere la luce. Avondo è personale, anche se non è insensibile alle alte voci di un Daubigny (che conobbe personalmente in Francia) e di Fontanesi, è ben più dotato di altri più noti pittori di paesaggio a lui contemporanei. -Di personale c'è sempre nella sua pittura una grande eleganza e un gusto raffinato, per cui i suoi paesaggi più belli sono i più tenui, quelli che si risolvono in lievi vibrazioni di toni delicati e lucenti fra cieli, acque riflessate, esili strisce di terra- (Brizio). -È il costante, tremulo e trepido afflato poetico, vibrante sempre, diresti, sotto il colore vario e la pennellata diversa, che ci interessa in lui e gli dà un posto d'onore nella scuola piemontese e in tutta quanta l'arte italiana- (Bernardi). |
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Bibliografia:
E. Thovez, -L'Opera pittorica di V. Avondo-, Torino 1912; E. Cecchi, op. cit. 1926, p. 22; E. Somaré, op. cit. 1928, I, pp. 572-574; A. M. Brizio, op. cit. 1944, p. 267; I. Cremona, -Disegni di V. Avondo-, Torino 1946; M. Bernardi, op. cit. 1946, pp. 109-115; U. Galetti-E. Camesasca, op. cit. 1951, p. 151; R. Longhi, op. cit. 1952, pp. 33-36; E. Lavagnino, op. cit. 1961, pp. 1092-96; A. M. Comanducci, op. cit. 1962, pp. 87-88; voce in -Dizion. Encicl. Bolaffi-, Torino 1978, I, p. 264; V. Bertone, in -II secondo '800 italiano-, Milano 1988, pp. 306-307. |
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