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Bianchi Mosè |
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Biografia:
Figlio di un pittore, Giosuè, dovette compiere gli studi tecnici prima di potersi iscrivere all'Accademia di Brera, dove ebbe maestri lo Schmidt, il Bisi, lo Zimmermann, il Sogni e (dopo la campagna del '59, alla quale partecipò) il Bertini; sotto la sua direzione dipinse quadri storici. Finiti gli studi nel '64, si dedicò al quadro di genere. Vinto il pensionato Oggioni con una -Visione di Saul-, trascorse due anni tra Venezia e Parigi; si affermò decisamente nel '69 con uno dei dipinti più noti: -I fratelli al campo-. Dopo il '79 fu costretto dalle commissioni a ripetere più di una volta -La laguna in burrasca-, che aveva incontrato immensa fortuna. Per questo dovette mettere in secondo piano altri soggetti che gli erano cari (dirà di sè: -Sono un Mosè rovinato dalle acque!-). Nel 1898 fu nominato direttore dell'Accademia di Verona, carica che ricoprì solo per un anno perchè colpito dalla grave malattia della quale morì. Si dedicò anche all'acquaforte. La Biennale di Venezia del 1922 gli allestì una postuma di 59 opere.
Gli studi tenaci e attenti lo avevano dotato di una tecnica perfetta, ai primi saggi (improntati di un torbido romanticismo di ispirazione letteraria), a contatto con i grandi settecentisti veneti seguono opere pittoricamente più sane, di un romanticismo -più contenuto e appoggiato a un colore nutrito ed energico- (G. e G. Pischel). Incombe su di lui, però, sempre, come il più pericoloso dei nemici, lo strabiliante virtuosismo alimentato a Parigi dal Fortuny e dal Meissonier e a Venezia dal Favretto. Accanto ad opere meramente illustrative, abili ma fredde e di maniera, troviamo, specialmente nella sua maturità (periodo di Gignese), capolavori di notevole livello, come -L'ultima messa- della nostra galleria. -Fu saldo disegnatore, compositore disordinato, schiettissimo pittore, succoso, fresco, vario in quel suo cromatismo in cui il colore dei veneziani riecheggia senza affievolirsi, esperto di ogni segreto dell'arte nel rendere la finezza dell'atmosfera e nel modellare con l'efficacia della pennellata nervosa- (Colasanti). |
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Bibliografia:
G. Pisa, -Mosè Bianchi-, Bergamo 1906; G. Marangoni, -Catalogo della mostra commemorativa di M. Bianchi-, Bergamo s. d. (ma 1924); E. Cecchi, op. cit. 1926, p. 20; E. Somaré, op. cit. 1928, pp. 250-253; A. Colasanti, in -Encicl. Treccani-, 1930, VI, pp. 867-868; G. e G. Pischel, op. cit. 1945, pp. 232-234; U. Galetti-E. Camesasca, op. cit. 1951, pp. 336-338 (con bibl.); L. Servolini, op. cit. 1955, pp. 83 e segg.; S. Pagani, op. cit. 1955, pp. 321-368; A. M. Comanducci, op. cit. 1962, pp. 186-188; P. Biscottini e altri, -Mosè Bianchi e il suo tempo-, Monza 1987 (con bibl.). |
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