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texture Carena Felice
Quiete
Formazione: freccia Accademia Albertina di Torino, allievo del Grosso.
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Movimento: freccia
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Nascita: freccia Cumiana (Torino), 1879
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Morte: freccia Torino, 1966
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Opere presenti: freccia icona icona icona icona

Quiete

 

Biografia:

Fu allievo del Grosso all'Accademia Albertina di Torino. Nel 1906 vince il pensionato nazionale e si reca a studiare a Roma. Nel '12 gli viene allestita una personale alla Biennale di Venezia che lo rivela con opere che entrano nelle più importanti Gallerie d'Arte Moderna. La sua pittura in questo momento si è completamente staccata dal teatrale verismo del primo maestro, è evidente, invece, l'influsso del Carrière. Una -vibrazione nebulosa, una velatura di tenerezza fonde i colori, pur opponendoli e richiamandoli l'un l'altro con languidi echi impensati- (Galetti-Camesasca). Ma queste tinte dolciastre (verdi, rosa e azzurri) non sono l'espressione profonda del suo temperamento, sono piuttosto una fase intermedia, un tentativo di superare l'asperità anonima del reale alla ricerca di una personale intensità espressiva. Carena s'accorge, in tempo, malgrado le lodi, della strada sbagliata e si volge dalla parte opposta, accostandosi alla robusta pittura di un altro maestro francese, Gauguin, che gli è congeniale anche per l'amore dell'arabesco, delle campiture nette, del colore piatto. La sua pennellata in questo momento è -lunga e liquida, a sbaffi e sfreghi sulla nuda tela- (idem). Il punto su questa fase della sua attività viene fatto con una personale a Roma nel 1916. Ma Carena non si ritiene pago. Si interessa ora della luce all'aria aperta, dove trasferisce le sue robuste figure risolte in una -squadrata semplicità- che egli trova nella natura attraverso le interpretazioni di Giotto e di Piero della Francesca, che lo avviano verso una visione per volumi, con sacrificio del bel colore, ridotto a tonalità brune, nere, grigie. Ma la fine della guerra sembra rinnovare il mondo, che viene visto con occhio meno preoccupato del futuro; a Roma, intorno al 1920, viene di moda il Neoclassicismo (e un riflesso si avrà nella rivalutazione di quel periodo che si tenterà alla Biennale di Venezia con retrospettive che nessuno si sarebbe atteso, per esempio quella del Landi, nel 1926). Carena inserisce nella nuova atmosfera le figure della -Quiete-, che viene esposta a Venezia nel 1922 con enorme successo. Vi è palese, però, un non sanato contrasto tra gli elementi veristici e quelli classici, tra Veronese e Gauguin, con particolari di ottima pittura. È una crisi, anche questa, che lo convince a ritornare ai bei colori e, a poco a poco, alla resa di una natura animata dal sentimento, da una vena di profonda, velata malinconia, espressione del particolare stato d'animo del momento. Questa situazione spirituale si accentua dopo il 1930 ed è rilevabile anche in splendide nature morte che perdono i riflessi rossigni di prima per assumere un po' sfatte vibrazioni di madreperla. La critica dopo l'ultima guerra si volta rabbiosa contro di lui, c'è chi nota che la sua drammaticità è tutta d'accatto, letteraria, che la sua pittura è retorica, inerte, che il suo tormento è falso, che anche nelle nature morte c'è solo bravura cromatica, puramente sensuale e manuale. Il tempo (cessate le invidie e le ire) renderà certamente giustizia alla memoria di questo pittore autentico.

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Bibliografia:

Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi - via San Siro, 13 - 29100 Piacenza - Telefono/Fax 0523.320742

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