Biografia:
Fu allievo, a Napoli, di Stanislao Lista. Precocissimo, a sedici anni espose alla «Promotrice» (Napoli) un «Giocatore di carte» (Napoli, Capodimonte) che fu acquistato dal Re. Nel 1877 partecipò al Salon di Parigi con diversi lavori importanti, tra i quali il «Ritratto di Verdi» e il famosissimo «Pescatoriello»; la sua fama fu confermata all'Esposizione Universale dell'anno dopo. Sono questi gli anni d'oro dell'artista, che, ritornato in Italia, realizza una serie di opere notevoli, oggetto d'ammirazione di un gruppo di scultori (Achille D'Orsi, G. Battista Amendola, Ettore Ximenes) che operano, ma con ben diversi risultati, nella sua orbita.
Tra i pittori gli sono «vicini» in Francia il Meissonier, a Napoli Domenico Morelli (che l'aveva protetto fin da ragazzo) e Antonio Mancini, suo coetaneo, che può essere considerato per temperamento e capacità la sua anima gemella. Sono di questi tempi mirabili disegni che fanno pensare ai grandi del primo Rinascimento.
Non è il caso qui di parlare dei suoi sublimi ideali che lo portarono tra il 1886 e il 1888 alla follia e poi a una solitudine «ardua, penosa e pensosa» (Nicodemi) che lo staccò dal flusso della cultura nazionale ed europea. Una commemorativa di 54 opere gli fu allestita dalla Biennale di Venezia del 1932. |
Bibliografia:
U. Ojetti, in .Dedalo», a. V, vol Il (1924-25), pp. 315-322; S. Di Giacomo, V Gemito, Napoli 1905; S. Vigezzi, op. cit. 1932, pp. 63-66; S. Ortolani, in Cal. Biennale di Venezia 1932, pp. 53-55; A. Savinio, Seconda vita di Gemito, Roma 1938; U. Galetti, Gemito, disegni', Milano 1944; A. M. Brizio, op. cit. 1944, pp. 467-469; A. Schettini, V Gemito, Milano 1946; G. Consolazio, V. Gemito, Firenze 1947; F. Bellonzi, Appunti sull'arte di V. Gemito, Roma 1952; E. Lavagnino, op. cit. 1961, pp. 704-709; C. Siviero, Vincenzo Gemito, Napoli 1953; G. Nicodemi, Il «diario» di V. Gemito, in «Il dono» di Carlo Grassi al Comune di Milano in memoria del figlia Gino, Milano 1962, pp. 387-418; R. Causa, op. cit. 1966, pp. 81-88; C. L. Ragghianti, in «Arte Moderna in Italia, 1915-1935, Firenze 1967, p. 25; G. L. Marini, in «Dizion. Encicl. Bolaffi», Torino 1974, V, p. 317. |