Biografia:
Studiò all'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove ebbe maestro il Pollastrini; fu allievo poi del Mussini, che gli fece gustare i primitivi. Dopo aver partecipato, volontario, alla guerra del '48-'49, passò nello studio del Ciseri. Nel 1861 si convertì al macchiaiolismo e si ritirò a Pergentina, nei dintorni di Firenze, per dipingervi all'aria aperta. Seguirono anni duri, in cui le difficoltà finanziarie si unirono a lutti domestici per rendergli tormentata e amara la vita. Si ritirò al Gabbro verso il 1885 malato e quasi cieco, ma fresco e commosso come un fanciullo di fronte al miracolo della realtà quotidiana. |
Bibliografia:
D. Martelli, in «Commedia umana», 25-10-1885 e in op. cit. 1952, pp. 240-243; T. Signorini, S. Lega, Firenze 1895; E. Somaré, S. Lega, Milano 1926 e in op. cit. 1928, II, pp. 161-171; E. Cecchi, op. cit. 1926, pp. 44-45; M. Tinti, S. Lega, Roma 1926 e 1931; M. Tinti, in «Encicl. TreccaniN, XX (1933), pp. 738-739; A. M. Brizio, op. cit. 1944, pp,. 233-239; G. e G. Pischel, op. cit. 1945, pp. 356-360; M. Borgiotti, op. cit. 1946, pp. 16, 69; M. Valsecehi, Lega - Le glorie dell'arte italiana, Milano 1950; U. Galetti-E. Camesasca, op. cit. 1951, pp. 1302-1305; D. Durbé, Silvestro Lega, Bologna 1973 (con bibl.); G. Mesirca, Silvestro Lega, Firenze 1985; G. Matteueei, S. Lega, l'opera completa, Firenze, Giunti 1987 (con bibl.); AA.VV., S. Lega, Milano-Firenze 1988. |