Note critiche:
Nella cose più riuscite «mantiene un tono che lo assume fra Guglielmo Ciardi e Bartolomeo Bezzi. La maniera patetica, crepuscolare e flebile del Bezzi, spirito solitario che seguiva preferibilmente il corso dei fiumi, il giro dell'orizzonte e la distesa delle praterie sul cader del sole, si riflette nei suoi dipinti. Ciardi e Favretto, coi loro esempi gli insegnarono invece una pittura più definita. Il suo talento risolveva per sè le due tendenze in una, che fu crepuscolare insieme e realistica» (Somaré). In questo «Mattino d'estate» la luminosità nebbiosa ma quasi accecante sembra suggerita dal Bezzi. |