Note critiche:
Il dipinto è ricordato da Segantini nella lettera catalogo a D. Tumiati (Maloja, 29-5-1898) tra le opere pastorali dipinte in Brianza fra il 1882 e l'85.
Esposto a Brera nel 1883 e favorevolmente commentato dal Chirtani, ma quasi nessuno dei suoi primi biografi lo illustra (forse a causa della fosca caligine in cui si svolge la triste scena); eppure è importante nella formazione dell'artista. La testimonianza di Vittore Grubicy, il suo mercante mecenate che tanto aveva insistito perchè da Milano si trasferisse a Pusiano, è illuminante. Si tratta di una delle ultime esperienze «rustiche», alla Millet, prima della conversione alla tecnica divisionista; l'incupirsi dell'atmosfera esploderà presto, per reazione, nello splendore del plein air. Segantini abita a Carella, nella «Cà di strii», tra il lago di Pusiano e il vicino lago Segrino; s'è da poco sposato col suo «petalo di rosa»; gli è appena nato Gottardo. A il terrore di vederselo morire che gli suggerisce questo tragico soggetto; ma occorre notare che proprio in quegli anni altri l'avevano o lo stavano trattando (Michetti, Ghittoni, Bostolfi). Sono gli anni dell'epidemia difterica, gli anni che seguono di poco la «Mors» carducciana (1875):
«Quando a le nostre case la diva severa discende, da lungi il rombo de la volante s'ode, e l'ombra de l'ala che gelida gelida avanza diffonde intorno lugubre silenzio.
... pallida muta diva, spegni le vite nuove!»
Tutto quel nero, quindi, ha anche valore di simbolo. Purtroppo il nero d'origine con gli anni si è ulteriormente incupito e allargato; si fatica ora a cogliere tutti i particolari. |