Note critiche:
«Già nella natura morta del '26 l'influsso della metafisica morandiana lo fa tendere al rigore degli spazi, in un ritmo plastico e chiaro; questa premessa di stile puro può meglio illuminare il suo sviluppo pittorico» (Ballo). È, questa, un'opera fondamentale in cui Usellini, ventitreenne, dimostra polemicamente la capacità catartica dell'arte anche su dei poveri oggetti arrugginiti collocati sopra un attaccapanni da osteria. Richiamano i «bodegones» di Zurbaran, qui interpretati con un realismo pungente, quasi da «trompe l'oeil», ma fasciati di un'atmosfera rarefatta che impreziosisce l'insieme e ogni particolare. È difficile nelle esperienze successive trovare un momento così felice. Il cromatismo basso, spento, è quello di moda in quegli anni in Lombardia, nel clima del Novecento, che dopo le arditezze iconoclaste del futurismo riscopre la realtà. Qui (ed è polemica) non la realtà aulica del nuovo classicismo, ma quella umile che trova in Morandi la sua voce pzu ispirata. |