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Francesco Paolo Michetti, Mammina
Francesco Paolo Michetti, Mammina visualizza la scheda dell'opera
texture galleria Ricci Oddi - storia dell'edificio

Fin dal 1913 Giuseppe Ricci Oddi ricerca un edificio adatto a contenere la sua collezione d'opere d'arte moderna, ma le numerose trattative intraprese per l’acquisto di vari stabili falliscono una dopo l’altra. Alla fine egli decide di far costruire a sue spese un apposito edificio sull’area dell’ex convento di S. Siro, terreno fornitogli gratuitamente dal Comune di Piacenza.

Ad occuparsi (gratuitamente) della costruzione, a partire già dal 1924-1925, è l’architetto Giulio Ulisse Arata.

La Galleria Ricci Oddi costituisce un esempio ragguardevole, e pressoché unico in Italia, di architettura museale in cui il nitore geometrico delle varie sale, di sapore metafisico, convive con la complessità strutturale e con le innovative scelte funzionali, come quella dell’illuminazione naturale zenitale, fortemente caldeggiata dallo stesso fondatore.

architettura museale - costruzione
freccia su Edificio in costruzione, 1925

Uno dei punti nodali del progetto è costituito dall’utilizzo delle parti residue dell’ex Convento, e del loro raccordo con il nuovo edificio della galleria vera e propria. Questo raccordo è realizzato con una serie di cortili porticati, in parte già esistenti, che offrono una progressione di passaggi filtranti tra i vari corpi di fabbrica fino al Chiostro grande, ricostruito ex novo sui due lati mancanti ed aperto sul verde. In questo modo si raggiunge una coerente ed omogenea permeabilità tra spazi aperti, filtri porticati e spazi interni. I residui spazi conventuali risalenti al ‘600 vengono differenziati, grazie all’intonaco, dalle nuove costruzioni edificate con mattoni a vista.

La pianta, che si rifà a soluzioni moderniste applicate tra la fine dell’‘800 e l’inizio del ‘900 soprattutto da architetti fiamminghi come Horta e Van de Velde, presenta un significativo nitore geometrico: dal salone d’ingresso quadrato con quattro nicchioni, che si raccordano con la volta circolare, si snoda un lungo corridoio rettangolare che introduce in una stanza ottagonale; essa si prolunga in ognuno dei suoi lati in ulteriori sale rettangolari o poligonali, disposte a raggiera rispetto al centro ottagonale e tra loro collegate.

Quindi il sistema cellulare della galleria d'arte moderna è concepito attorno ad un percorso organico e senza ritorni, all’interno del quale le venticinque sale di esposizione presentano una precisa autonomia volumetrica e spaziale, dando luogo, tuttavia, ad un itinerario unitario.

La facciata della galleria viene studiata a lungo dall’architetto. La soluzione finale, dominata da una semplice tripartizione (il portale centrale è affiancato da due blocchi simmetrici leggermente avanzati), rispecchia le indicazioni del committente ed è animata dal contrasto materico tra il basamento ed il portale (ricco di rimandi manieristi) in arenaria e le limpide specchiature in laterizio: in questo modo viene riproposta la bicromia bianco-rosso tipica della tradizione costruttiva locale, di cui è un esempio il Palazzo Gotico in piazza Cavalli.

La costruzione della galleria d'arte moderna viene terminata nel 1930, ma nel 1931 Arata aggiunge al prospetto, giudicato troppo scarno, due rilievi marmorei rappresentanti le allegorie della scultura e della pittura, eseguiti da Maraini. La zona centrale della facciata è quasi interamente occupata dal portale d’ingresso e presenta, nella parte alta, un fregio rettangolare marmoreo, sempre del Maraini, sormontato da una serie di mensole che sostengono il cornicione del tetto.


Facciata della Galleria Arte Moderna
freccia su La facciata

Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi - via San Siro, 13 - 29100 Piacenza - Telefono/Fax 0523.320742

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